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L’analisi socio economica della Provincia di Campobasso si pone a base della necessaria realizzazione del progetto ACTION.
La Provincia di Campobasso ha una popolazione di 236.418 abitanti distribuiti su una superficie di 2909 Kmq che vede la presenza di 84 comuni quasi tutti di piccole dimensioni, infatti solo 10 di essi superano i 5000 abitanti (Boiano, Campobasso, Campomarino, Guglionesi, Larino, Montenero di Bisaccia, Riccia, Santa Croce di Magliano, Termoli e Triveneto).
Negli ultimi mesi del 2002 e ad inizio 2003 il territorio della Provincia è stato colpito da gravi calamità naturali che hanno compromesso il tessuto produttivo provinciale. In particolare, il terremoto del 2002 ha provocato gravissimi danni e il maltempo nel gennaio 2003 ha colpito importanti insediamenti produttivi (allagata l'intera zona industriale di Termoli, con stabilimenti e abitazioni).
ASSETTO DEMOGRAFICO:la popolazione della fascia di età da lavoro costituisce circa i 2/3 di cui, ben 35.000, sono gli iscritti nelle liste dei disoccupati. In base ai dati ISTAT 1999 il grado di istruzione della popolazione della provincia non è elevato. Infatti solo il 3,49% del totale ha la laurea, mentre il 16,75% è in possesso del diploma ed emerge, altresì, che ben il 23,67% della popolazione della provincia ha un basso tasso di scolarità non avendo neppure la licenza elementare.
La popolazione attiva è costituita da 82.556 persone che, da una rielaborazione dei dati ISTAT 2000, risulta distribuita nei macrosettori riportati nella tabella che segue.
Macrosettore |
Valori assoluti |
Percentuali |
Agricoltura |
16.962 |
20,55 |
Industria (escluse le costruzioni) |
14.382 |
17,42 |
Costruzioni |
9.694 |
11,74 |
Pubblica amministrazione |
9.571 |
11,59 |
Altre attività |
31.947 |
38,70 |
TOTALI |
82.556 |
100,00 |
MERCATO DEL LAVORO: l’elevato tasso di disoccupazione della provincia di Campobasso pari al 15.4% riferito all’anno 2001 (dati forniti dall’Agenzia Molise lavoro) è uno dei fattori che stanno ad indicare come vi sia una discrasia di fondo tra la domanda e l’offerta, senza dubbio influenzata dall’andamento dell’economia che non può considerarsi ancora in pieno sviluppo.
I dati Excelsior della C.C.I.A.A. indicano come settori trainanti dal punto di vista occupazionale per la provincia di Campobasso, l’edile, il commercio, il metalmeccanico, l’agro-alimentare, il tessile ed il turismo. Questa tendenza è confermata dai risultati della banca dati Net-labor, in uso presso i Centri per l’impiego, che facendo riferimento al numero degli avviati nei diversi settori produttivi, ha evidenziato i seguenti dati:
Avviati per settore |
Anno 2000 |
Anno 2001 |
Primo semestre
anno 2002
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Industria agro-alimentare |
231 |
184 |
77 |
Ind. Abbigliamento |
248 |
243 |
43 |
Ind. Meccanica |
215 |
258 |
188 |
Costruzione |
2.926 |
2.268 |
1.193 |
Commercio |
418 |
430 |
164 |
Alberghiero, ristorazione |
202 |
244 |
132 |
Servizi alle imprese |
1.011 |
1.409 |
908 |
TOTALE |
5.251 |
5.036 |
2.705 |
Una delle principali problematicità del mercato del lavoro locale è dunque rappresentata dal cosiddetto “mismatch tra domanda e offerta”, vale a dire la non congruità quantitativa-qualitativa tra posti di lavoro domandati e posti di lavoro offerti. Vi sono alcuni segmenti dell’offerta di lavoro, tra cui donne, giovani (spesso con elevato titolo di istruzione) soggetti “svantaggiati”, che sono colpiti da significativi livelli di disoccupazione. Contemporaneamente accade che molte imprese non riescano a reperire sul mercato lavoratori dotati delle competenze e delle caratteristiche professionali da inserire nel proprio organico.
SISTEMA PRODUTTIVO: il numero delle imprese attive, a fine dicembre 2001, secondo le risultanze degli archivi camerali, ha sfiorato le 26.000 unità.
Il tessuto imprenditoriale è risultato composto per il 48% da imprese agricole, per il 20% da commercianti al dettaglio, per il 20% da artigiani, con assoluta prevalenza sull’aggregato, delle imprese di costruzioni (60%), per il 7% da attività manifatturiere, il residuo 5% da altri servizi. Emerge la netta prevalenza delle imprese organizzate in forma individuale (oltre 85%) anche se si manifesta un graduale ridimensionamento del divario rispetto alle strutture societarie.
SISTEMA INFRASTRUTTURALE: il territorio soffre di un deficit infrastrutturale notevole. La viabilità provinciale, ma non solo essa, è insufficiente a rispondere ai bisogni in un momento in cui le dinamiche dello sviluppo, che incrementano le necessità di mobilità, risaltano ancora di più l’inadeguatezza delle rete stradale. A questo va aggiunto che le strade provinciali sono state interessate ripetutamente da diverse calamità naturali (frane, smottamenti, ecc.) che incidono negativamente sull’efficienza del sistema di collegamenti.
L’indicatore generale relativo alle infrastrutture della provincia, fatto 100 quello nazionale è pari a 64,4. Il deficit infrastrutturale riguarda anche altri settori d’intervento provinciale: l’edilizia scolastica innanzitutto, l’ambiente e la difesa del suolo, la promozione delle attività e dello sviluppo economico.
All’interno dell’area individuata si articolano i seguenti livelli di governo del territorio:
- Provincia
- Comuni
- Comunità Montane
Provincia : il ruolo svolto dalla amministrazione provinciale di Campobasso nell’ambito delle politiche per l’occupazione è quello previsto in virtù delle competenze delegate dalla Regione attraverso la legge regionale 27/99 che recepisce il d.lgs. 469/97.
In particolare, alle Province sono attribuite tutte le funzioni contenute nell’art. 2, c.1 del d.lgs 469/97 e le competenze proprie delle Commissioni soppresse ai sensi dell’art. 6 del medesimo Decreto, ossia:
- i diversi collocamenti (ordinario, agricolo, dello spettacolo, obbligatorio, dei lavoratori, dei lavoratori extracomunitari, dei lavoratori a domicilio e domestici);
- l’avviamento a selezione negli enti pubblici e nella pubblica amministrazione;
- la preselezione e l’incontro domanda-offerta di lavoro;
- le iniziative volte ad incrementare l’occupazione.
La gestione e la erogazione dei servizi connessi a tali funzioni vengono svolte attraverso i Centri per l’impiego sulla base dei seguenti criteri:
- integrazione con le funzioni esercitate in materia di orientamento e formazione professionale;
- individuazione dei criteri per l’organizzazione generale dei servizi per l’impiego e le modalità d’integrazione con progetti di sviluppo locale;
- attivazione di convenzioni o altri strumenti di raccordo con enti locali, strutture pubbliche e private.
Inoltre, la stessa legge regionale, attribuisce alle Province anche la gestione e l’erogazione dei servizi connessi ai compiti e alle funzioni di cui al comma 2 del suddetto d. lgs. 469/97, nella sostanza, l’organizzazione e la gestione delle politiche attive del lavoro. In tale ambito, la Regione esercita comunque, funzioni di indirizzo, programmazione, coordinamento, vigilanza e controllo dell’intero sistema regionale per l’impiego.
La legge regionale n. 27/99 contiene inoltre la disciplina relativa all’istituzione e all’organizzazione dei Centri per l’impiego. Per quanto riguarda la loro dislocazione territoriale la legge prevede che, in sede di prima applicazione valgono gli ambiti di competenza territoriale delle soppresse Sezioni Circoscrizionali per l’impiego e il collocamento in agricoltura denominati “recapiti”.
I servizi attivati attraverso i Centri per l’impiego riguardano:
- orientamento e informazione;
- promozione all’inserimento lavorativo;
- orientamento e consulenza in chiave di prevenzione primaria, in collaborazione con strutture scolastiche e di formazione professionale.
Comuni (84 nell’area provinciale): con compiti di partecipazione alle iniziative di sviluppo locale per l’occupazione, favorendo lo sviluppo economico e sociale della comunità, promuovendo la partecipazione dell’iniziativa economica dei privati alla realizzazione di obiettivi di interesse generale.
Comunità Montane (7 nell’area provinciale): con funzioni di promozione dello sviluppo economico, sociale e culturale del territorio di competenza.
L’iniziativa più significativa, e anche la più recente, nell’ambito della strategie per l’occupazione applicate al territorio di riferimento, è quella del Patto territoriale del Matese, il quale si colloca all’interno del Programma Operativo Multiregionale “Patti territoriali e sviluppo locale”.
Il Patto del Matese aveva come obiettivo quello di pervenire alla completa valorizzazione delle potenzialità dell’area sia nei settori in qualche modo vocazionali del territorio sia in comparti "nuovi" e potenzialmente suscettibili di nuove occasioni di sviluppo e di lavoro.
La strategia del Patto era volta a favorire la creazione di nuove occasioni di lavoro per la popolazione dell’area, favorendo lo sviluppo su basi imprenditoriali di nuove attività e il consolidamento di quelle esistenti in una logica di costante e severa attenzione alle esigenze, alle dinamiche e alle potenzialità della domanda nei rispettivi mercati di riferimento.
In particolare gli Assi Strategici di intervento del Patto erano finalizzate:
al rafforzamento e all'allargamento della base “produttiva” e più in generale imprenditoriale dell'area nei settori vocazionali (in particolare agroalimentare) e in quelli individuati come forieri di nuove occasioni di sviluppo (pmi a ridotto impatto ambientale, ambiente, turismo, sociale), quale condizione irrinunciabile per il riassorbimento della disoccupazione e la creazione di nuove occasioni di impiego.
alla creazione di più favorevoli condizioni di contesto per l'espletamento delle attività economiche. In questo caso la strategia si fonda solo in parte sulle realizzazioni infrastrutturali vere e proprie, facendo leva soprattutto sui comportamenti virtuosi cui si impegnano gli attori locali dello sviluppo, in particolare:
- gli enti locali per ciò che concerne tempi e snellimenti procedurali;
- le organizzazioni imprenditoriali e sindacali per tutto ciò che attiene all'utilizzo del fattore lavoro;
- la Regione Molise e le altre istituzioni territoriali che si impegnano a canalizzare prioritariamente nell'area risorse aggiuntive a quelle del Patto;
- le forze dell’ordine che si impegnano, in accordo con gli altri attori locali, ad assicurare la regolare e “tranquilla” realizzazione delle attività previste dal Piano.
L’esperienza del Patto territoriale del Matese è stata molto importante e innovativa in Molise anche per quanto riguarda il coinvolgimento del partenariato. Quest’ultimo è stato talmente vasto da poter contare sull’apporto fattivo della quasi totalità delle forze economiche, sociali e delle amministrazioni locali impegnate nello sviluppo complessivo del territorio ed ha consentito inoltre la creazione di un ambiente favorevole alle iniziative economiche con la conseguente attivazione degli strumenti necessari. La carenza di forti esperienze pregresse di concertazione di tipo partenariale nella regione ha determinato la necessità di costruire meccanismi ad hoc che potessero garantire quella integrazione operativa e strategica in grado di supportare l’azione e l’interdipendenza degli attori, necessarie caratteristiche di un Partenariato locale. Ciò attraverso anche la definizione delle capacità di investimento dei singoli attori e l’acquisizione della capacità di prendere decisioni collegiali.
A tal fine le azioni e le attività svolte hanno mirato a:
- approfondire la conoscenza degli attori del Partenariato al fine di individuarne specifiche competenze, risorse ed esperienze in modo da poterle meglio utilizzare nel Partenariato;
- individuare i vantaggi reciproci della partecipazione al Patto;
- creare una struttura fisica di coordinamento delle attività.
Il Partenariato tra i vari soggetti promotori è stato organizzato tramite una Segreteria tecnica istituita presso la F.A.I., Azienda Speciale della Camera di Commercio di Campobasso, un Comitato Direttivo, in rappresentanza di tutti gli interessi presenti nell’Assemblea dei Promotori che si è riunito a scadenza quasi settimanale per tutto il periodo dell’assistenza tecnica allo scopo di affrontare i temi generali e specifici messi in campo dal Partenariato. Si è avviata una intensa azione di promozione e sensibilizzazione interna ed esterna del Patto tramite numerosi comunicati stampa, convegni e seminari sul territorio, trasmissioni televisive.
Sono stati creati, nell’ambito del Comitato Direttivo, alcuni gruppi di lavoro tematici e sono state organizzate diverse riunioni operative tra i vari partner per discutere e decidere le strategie da attuare nelle varie fasi. Numerosi incontri di sensibilizzazione e coinvolgimento sono stati realizzati con i protagonisti del terzo settore e dell’ambiente.
La concertazione si è concentrata sulla stesura e soprattutto sulla condivisione del piano d’azione, sull’ampliamento ed il rafforzamento del partenariato e sulla firma di precisi protocolli d’impegno.
L’innovazione molto forte che i promotori ritengono di aver raggiunto in un territorio molto arretrato in termini di partenariato e concertazione è relativa al coinvolgimento molto forte degli istituti creditizi alla ricerca di nuovi strumenti in grado di soddisfare l’esigenza affiorata nell’area di nuova imprenditoria in settori come l’ambiente, il turismo e i servizi alla persona tradizionalmente lontani dall’istituzione Banca.
Il risultato più visibile del ruolo che il partenariato ha recitato è rappresentato dalla convergenza di tutti gli attori dello sviluppo verso la definizione di un obiettivo comune di crescita dell’area: la creazione di un ambiente favorevole all’aumento dell’occupazione e della qualità della vita che faccia leva su un connubio di elementi tra loro strettamente interrelati – qualità dei prodotti e dei processi, nuove forme di turismo e di accoglienza, miglioramento della dotazione ambientale.
Il Progetto ponendosi in un quadro di innovazione delle politiche e delle strategie rivolte all’occupazione potrà essere uno strumento idoneo a proseguire l’esperienza positiva del “Patto per il Matese” contribuendo a rafforzare una pratica di dialogo e di concertazione avviata sul territorio.
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